Omelia di Domenica 30 marzo 2025 - IV Domenica di Quaresima
C’era una volta un ragazzo che aveva una gran voglia di libertà. Un giorno decise di andarsene da casa per conoscere il mondo, trovare nuovi amici, godersi la gioventù. All’inizio era tutto nuovo e interessante: volti nuovi, gente allegra, concerti, esperienze mai fatte… proprio quel che cercava. Col passare del tempo però, quella sua nuova vita lo convinceva sempre meno: certe amicizie si rivelarono sbagliate, esperienze scottanti, la prima sniffatina tanto per provare…
Non vi sto raccontando una storiella, bensì una pagina di Vangelo, quella che abbiamo appena ascoltato. E’ la storia di ciascuno di noi. Non è forse vero che un po’ tutti siamo stati dei fuggitivi!? Chi di noi non ha mai desiderato fuggire dalle proprie scelte? Voi credete che nessun frate al mondo non abbia mai desiderate scavalcare le mura del convento e andarsene? Chi di noi, anche per un sol giorno, non ha desiderato cambiare moglie o marito, o amicizie, o lavoro, o parrocchia, o località, o stile di vita? E se non siamo fuggiti, forse, è solo perché non abbiamo avuto la forza di farlo. Lo ripeto: il Vangelo di questa domenica è la nostra fotografia. Ci sono storie che sono un po' dappertutto, che rappresentano un po’ ogni famiglia: storie di porte sbattute, di silenzi pesanti, a volte di grida di insofferenza, di mugugni tra fratelli, di dolori trattenuti. Oggi Gesù ci ha raccontato una di queste storie. E se avete notato, lungo il racconto, si dice che questo giovane fuggitivo ritornato, fu destinatario di cinque gesti/cinque verbi. Li chiamo i verbi della misericordia, tutti e cinque provenienti dal papà di questo giovane. Sono: lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo, lo baciò. Vediamoli da vicino questi verbi.
Il Primo è “lo vide”.
Fateci caso, vedere è il verbo che sta sempre all’inizio e senza del quale niente parte. Se non vedi, non soccorri; se non vedi, non puoi intervenire; se i tuoi occhi non rimangono colpiti, non puoi né commuoverti, né muoverti. Dunque, tutto parte da uno sguardo, uno sguardo vero e non che si volta dall’altra parte.
Secondo verbo - ebbe compassione.
Vuoi sapere se dentro di te c’è umanità, c’è cuore? Misura quanta compassione e commozione hai. E’ perché senti una stretta al cuore che ti muovi a fare il bene. E magari ci si muovesse a compassione non solo per chi sta male ma anche per chi è nell’errore, per chi è nella non fede, per chi è superficiale.
Terzo verbo - gli corse incontro.
E’ un verbo che indica movimento, sollecitudine. Chi ama corre. Il bene è sempre urgente.
Quarto e Quinto verbo - gli si gettò al collo e lo baciò.
Sono verbi che dicono la concretezza dell’amore. L’amore non è un’idea, ma un appuntamento, un abbraccio, un pianto, un regalo, una decisione. L’amore vero non rimane idea, ma vuol diventare concretezza. Un amico mi diceva che la sua storia d’amore partì da un caffè preso insieme.
M’avvio a conclusione: in questa parabola è il padre, cioè Dio, il titolare di questi cinque verbi. Ebbene, anche noi adesso, trovandoci a Messa, veniamo raggiunti dall’affettuosità di Dio nella persona di Gesù che riceveremo nella Comunione.
O Dio, grazie di questa meravigliosa pagina di Vangelo. Aiutaci a custodirla e a praticarla.